Street Photography a La Paz, Bolivia

Street Photography a La Paz, Bolivia

Fare street photography è immergersi nel movimento della strada, rapidità, lenti e  settaggi giusti aiutano il buon risultato

Ma bisogna saper osservare.

Per strada c’è il Genius loci in movimento, lo spirito del luogo lo vedi dalle  sue strade. In altre parole, dal tipo di gente che c’è e da quel che fa. 

Quando una città è il soggetto del mio storytelling o comunque c’entra a gamba tesa, sono per strada a fotografare. Cerco di seguire l’onda, di osservare con e senza la fotocamera. Cerco di rappresentarla senza troppe esitazioni

Street photography è immergersi nel movimento della strada

Uno dei vantaggi della fotografia digitale è che non si rimane disarmati dopo 36 scatti. 

e la fotocamera è un versatile taccuino per appunti “che non aspettano”. Il settaggio non deve essere un problema.

Autofocus e semiautomatico (priorità di tempi) su una velocità intermedia per evitare  l’effetto mosso; il mio settaggio per questo tipo di fotografia. 

La ragione del il mio primo viaggio in Bolivia furono due fotoreportage. Uno sull’uso tradizionale della foglia di coca ed un’altro sui luoghi dove si svolse la guerriglia “del Che Guevara”.

Cercai anche di raffigurare quel paese in fase di  profonda e complessa trasformazione.

La Bolivia era considerata il secondo paese più povero dell’America Latina dopo il Nicaragua, aveva avuto un’instabilità politica fatta di un colpo di stato mediamente ogni anno e mezzo dall’anno. Quel primo anno di presidenza dell’indio “cocalero” stava iniziando una grande trasformazione economica e sociale.

Imparai a familiarizzare col detto “un mendigo sentado sobre una mina de oro”, un mendicante seduto su una miniera d’oro, la metafora popolare dei paesi andini

Effettivamente la storia della “Conquista” spagnola gira tutta intorno allematerie prime, compreso l’oro, i cui proventi son sempre andati nelle mani di pochi. Si stavano installando quando scoprirono il Cerro Rico, la montagna che sovrasta Potosì ed è la più grande miniera d’argento del mondo.

Per definire un valore inestimabile tutt’ora in Spagna c’è un detto : “Vale un Potosì “

Gli spagnoli attuali non ne conoscono il significato ma…il Cerro Rico de Potosì continua dopo cinque secoli ad esser scavato.

Con Morales cominciarono le nazionalizzazioni delle companies straniere e coi ricavati lo stato investì nel sociale, nell’istruzione, nelle infrastrutture. 

Tutto cominciava in quei mesi del 2006 e lo si percepiva per strada.

Calle Comercio è un’arteria importantissima del centro storico della capitale. Congiunge la Plaza Murillo, sede del Parlamento, del Palazzo Presidenziale e la Cattedrale, alla Avenida Mariscal Cruz, che taglia la città che in quella zona ha l’altro punto nevralgico, la Piazza san Francisco .

Il nome stesso da un’idea della vocazione della strada. Tutto un viavai di gente dall’orario di apertura dei negozi e degli uffici fino all’ora di cena. 

Nei decenni in cui le elites di origine europea facevano il bello e il cattivo tempoi del paese, la zona era off limits agli Indios. Adesso invece la calle e le adiacenti erano la personificazione  dell’identità culturale andina.

Lungo tutte le Ande Centrali, la donna di sangue nativo, veste il costume tradizionale come abito di tutti i giorni. Quello che noi europei identifichiamo come costume è il suo abito quotidiano. 

A La Paz il look “cholita” è una moda riconosciuta con tanto di elezione di miss. 

Altra caratteristica della società andina è che i figli son solo delle mamme. Esiste quasi sempre la famiglia ma il padre non si cura del “wawa“. I nonni non è da escludersi che abbiano da prendersi cura di altri loro  figli piccoli. Le tate varie son roba da ricchi

Pertanto la madre andina si scarrozza il pupo ovunque, compreso per strada, dove magari sta vendendo empanadas o oggettistica varia. 

I colori sembrano più accesi ai 3640 mt slm di La Paz. Nel limpido inverno australe col sole diretto che da ombre forti e lunghe.

La signora va lenta, il bimbo è in vista, passa velocemente il personaggio in giacca e cravatta. Chissà se un funzionario parlamentare o di banca o di una company da poco nazionalizzata. Lui corre verso altro… 

L’attimo fuggente che diventa un simbolo del paese, l’identità culturale andina e l’attualità. La velocità che aveva preso la Bolivia pur rimanendo legata alla propria cultura

Di li a due anni il parlamento varò una nuova costituzione con forti connotati identitari. 

Uno scatto del genere operativamente è semplice. I dati exif mi dicono f 9 e 1/250″, 200 Iso (la sensibilità minima della Nikon D100). Ma soprattutto 16 mm su zoom 12-24 Nikkor f 4. Cioè 24 mm effettivo. La foto è leggermente croppata ma adesso la lascerei integra poiché la vedo bene anche con più spazio intorno. Indispensabile, comunque, lo zoom grandangolare.

Questo tipo di fotografia porta al suo interno chi la guarda.

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La street photography è quella che preferisco in assoluto, ti riporta direttamente dentro lo scatto!! Bellissimo post

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