Street photography sulla Cuarenta ARGENTINA

Street Photography all’ora magica nella piazza di Cachi, Argentina

Applicare  alcune regole di composizione fotografica in una sessione di street-photography durante l’ora magica in un reportage “on the road”. 

Quando decisi di fare il “grand reportage” sulla strada più lunga di Argentina , la Ruta Nacional Cuarenta, passai qualche giorno ai Cachi, costruito sulla Cuarenta

Fare un fotoreportage significa immergersi nei luoghi, scoprirne le storie che li popolano. Cercare di rappresentare con le foto lo spirito del luogo. 

Cachi nel 2008 era un villaggio dell’arido nord argentino che da pochi anni aveva cominciato ad accogliere il turismo internazionale

quello proveniente sia dai tour organizzati nella vicina Salta, sia dal mondo dei backpackers con la Lonely Planet in tasca.

Un villaggio con le casette bianche, i cactus e la Plaza de Armas. 

In tutto il Sudamerica di lingua spagnola c’è una Plaza de Armas , talvolta detta Parque. Si tratta del centro cittadino, quella che in Italia sarebbe la piazza grande, con solitamente molto vicini la chiesa principale ed il Comune. Talvolta c’è un bel parco ombroso. 

Fare street photography in un reportage geografico per me è  normale, molto di un luogo lo si  vede nelle sue strade. Cachi ha una forte presenza di nativi, con le donne quechua che la sera si fermano a conversare sedute intorno alla chiesa. 

Raccontare un luogo, uno dei tanti visitati durante il viaggio per me è dunque anche “la street”. 

Durante un fotoreportage, non sai mai chi incontrerai per strada, come saranno le facce, cosa esattamente farà la gente. Forse è proprio il bello di questo genere di fotografia. 

Circa questo tipo di storytelling in molti si fanno inibire dalla paura di reazioni negative da parte delle persone. Fermo restando che in certe zone di mondo può essere un problema, dove c’è anima latina o cultura europea è un freno inibitorio. Il soggetto incontrato potrebbe voler conoscere il visitatore, potrebbe essere felice di esser fotografato. 

Quella stessa sera in cui mi dedicai alla street li a Cachi ci fu un atteggiamento “vergognosetto” da parte di tre ragazzine quechua. Bastarono due battute di spirito fatte a voce alta per scatenare una risata generale e l’ambiente si sciolse.

In tutto ciò un fotografo deve aver ben chiare le regole di composizione che sono l’ossatura del buon risultato.

Immergersi, coinvolgersi, non risparmiarsi nello scattare ma allo stesso tempo non farlo a caso…che coi cellulari son buoni tutti !!!!

Quella sera continuai a scattare fino a che il cielo non fu completamente buio, lavorai  cioè anche durante l’ora magica. 

Nella selezione per gli usi editoriali questa immagine mi risultò subito molto forte

…data l’espressione sognante del ragazzino e soprattutto l’averlo evidenziato in primo piano e in luce, “quasi” su uno dei punti chiave della tanto osannata regola dei terzi.

Sta al fotografo vedere con gli occhi e comunicarlo alla fotocamera

Alcune regole di composizione fotografica in street-photography. Scegliere cioè di mettere quel soggetto decentrato in alto e riprendere  intorno a lui tutta una sorta di storia collettiva in corso: la bambina che lo guarda e sembra dire qualcosa, il netturbino sull’altro lato…l’attimo immortalato di quotidianità.

Operativamente  la street photography è un genere “molto rapido. Mi capita spesso che le persone che incontro mi ignorino o quasi. E’ scontato che ognuno si faccia  “i propri film” e che senza il badge “press” mi scambino turista, un fotoamatore etc… A Cachi le persone con cui non parlavo mi ignorarono del tutto. Compreso quelle nella foto. pertanto

in una composizione del genere se non avessi scattato in fretta avrei corso il rischio di perdermela. 

Per questo ed altri motivi nei miei corsi di fotografia che regolarmente tengo spiego al neofita che

in epoca conclamata di fotografia digitale fare tutto in manuale perché vengon meglio è fondamentalmente sbagliato.

Data la scarsa luminosità, la messa a fuoco automatica ha funzionato meglio dei miei occhi. L’esposizione a priorità di tempi ha fatto un bel lavoro esaltando il contrasto cromatico, peculiarità di questa fotografia.

Non uso automatizzare gli iso perché dietro ad una fotocamera Nikon professionale deve esserci una testa pensante.

che conosce il percorso che l’immagine può fare dopo lo scatto e sceglie il giusto compromesso fra rumore e risultato. 

Un fotografo “purista”, in fissa con la manualità totale (e ne conosco)  avrebbe corso il rischio del fuori fuoco. Oppure di rimaner li a settare Iso e tempi mentre quel ragazzino era già saltato giù dal muretto per correre da un’altra parte. 

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