Don Cayetano sacerdote andino

Don Cayetano sacerdote andino. Rendere spettacolare un gesto banale

In fotografia uno storytelling deve riportare tutti gli elementi dal quale è composto, bisogna cercare di raffigurarli in maniera coinvolgente, incluso rendere spettacolare un gesto banale. Per farlo il fotografo deve conoscere gestire la composizione ed aver  padronanza della tecnica fotografica, compreso l’uso del flash

Non si può raccontare per fotografie la costruzione di un ponte in fibra vegetale senza fotografare la fibra stessa e come viene lavorata.  

Qeswachaka è un toponimo che comincia ad esser conosciuto anche fuori dal Perù.

Quando lo scoprii ero al primo anno di residenza nel paese, come A.I.R.E , l’anagrafe dei residenti all’estero. Ma ero al sesto viaggio in sei anni in quel continente dove poi vissi per altri tre e mezzo. 

Per quelle ragioni che sono base dell’identità culturale andina, in un angolo remoto della regione di Cuzco, gli abitanti di quattro villaggi intorno al fiume Apurimac ogni anno ricostruiscono un ponte sospeso usando tecniche precolombiane.

Mi ero reso conto che era una buona idea per un fotoreportage. Poi infatti riuscii a pubblicarlo in Peru, Colombia, Francia, Stati Uniti e Austria.

Il tema rientrava in un mio viaggio sulle Ande lungo il Qapac ñan, la rete stradale incaiche adesso patrimonio UNESCO. Vi era inseribile anche quella che passava per quel ponte. 

Bisognava partire dall’inizio, dal Qichu, l’erbetta dei rilievi di alta quota ed è il materiale di base per il ponte. Rendere spettacolare un gesto banale.

Sapevo che avrei dovuto presentarmi al sacerdote andino l’autorità comunitaria alla quale ufficializzare la mia posizione. Fu difficilissimo, appena arrivato nello sperduto abitato di Quehue, rintracciarlo. 

Depositario di conoscenze ancestrali lui ed altri due si sarebbero incaricati di chiedere protezione agli spiriti delle montagne ( gli Apu ) per la buona riuscita del lavoro di ricostruzione del Ponte di Q’eswachaka.

La zona era la classica montagna povera, infrastrutture e mezzi ridotti al minimo indispensabile e distanze enormi.

Dovetti trovare un passaggio in moto, salire fino ai quattromila metri di una “comunidad campesina” nella periferia della quale questo signore viveva in una fattoria isolata.

Mi ci accompagnarono le figlie, aspettarlo sulla porta di casa. Lassù i cellulari non avevano  campo, ma le ragazzine avevano in mano costantemente quei Nokia 3310 ritirati dal mercato sette anni prima . 

In più, questo signore non si rivelò disponibilissimo con me, cercò da subito di crearmi delle difficoltà, motivando la gelosia dei suoi vicini ed altre motivazioni risibili.

Lui come tutti gli altri “comuneros“, però, doveva incaricarsi di produrre quaranta braccia di cordame per il ponte. Un lavoro che si inizia tagliando il Qichu proprio fuori da casa. 

Cinquanta Nuevo Soles  ( 12 € ma nel paese, specie nei villaggi montani, il potere d’acquisto potrebbe esser paragonato a 25 € ) bastarono a fargli passare le paranoie. 

Solitamente non pago i miei soggetti ma a volte rischio di aver perso tempo per niente

La colpa di abituare la povera gente a farsi pagare è delle televisioni, che arrivano e comprano tutto e tutti. 

C’era da rendere spettacolare un gesto banale come falciare l’erba e scuoterla per eliminare la terra. Osservai senza scattare per capire come faceva,

E’ normale per un fotoreporter che lavora in viaggio in luoghi lontani  trovarsi davanti ad azioni mai viste prima. Non c’è tutorial o racconto che valga tanto quanto darsi qualche minuto per  osservare. 

Scelsi la posizione dal basso per enfatizzare, aiutato dal mio Nikkor 17-35 f 2,8.  C’era quel cielo velato antipatico frequente sulle Ande. Il sole non appariva mai del tutto, era tutta una variazione di intensità dietro le nuvole. Lassù a quattromila metri la luce è dura sia diretta che velata, l’ideale sarebbe lavorare sempre all’alba o al tramonto.

Un flash usato in maniera non intrusiva aiuta. L’evoluzione tecnologica in fotografia digitale è fondamentale. Il display LCD permette la valutazione immediata del risultato. La modalità TTL dosa il lampo in relazione all’illuminazione propria della scena… è un tentativo della macchina di equilibrarla attraverso l’illuminazione flash che quasi sempre funziona.

Ma in presenza di fortissimo controluce o di fonti di illuminazione nell’inquadratura bisognerebbe ricorrere alla modalità manuale del flash

Dopo alcuni scatti in cui attivavo il flash quando la luce era troppo forte  e lo disattivavo quando la nuvola era più densa,  optai per nascondere il sole dietro al soggetto e giocoforza dovetti sdraiarmi per terra. Il grandangolo amplifica i piani e il personaggio mi sarebbe risultato maestoso. 

Restava però il problema della direzione del lampo, identica a quella della lente, non bellissimo. Fortunatamente avevo con me il cavo TTL

Senza assistenti si deve tenere in una mano la fotocamera e nell’altra il flash che ha un cavo lungo un metro. Le mie Nikon sono autofocus dal 1995, no problem, posso scattare e con una mano sola.

Orientando il lampo sono riuscito a conferire tridimensionalità e un pizzico di onirico a questa fotografia di un gesto ordinario quale lo scuotere l’erba. In nessuna pubblicazione sul ponte è stata usata ma è divenuta dal 2013 una sorta di mio logo. 

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