Pellicola vs. File digitale

Pellicola vs. file digitale.

Quando il digitale si stava avvicinando, ma restava facoltativo, a chi chiedeva la mia opinione rispondevo : “speriamo che nel mio settore arrivi il più tardi possibile”. Argomentavo questa considerazione col fatto che tale arrivo avrebbe aumentato il lavoro a parità di introiti. Questo il primo dei punti nel caso “pellicola vs. file digitale”.

Avrebbe cioè richiesto più tempo e più competenze in postproduzione. Competenze che fino a quel momento erano proprie dei grafici impaginatori.

Per collocare questo ragionamento nel tempo bisogna considerare che Photoshop è stato inventato nel 1990. La prima volta che una mia foto venne rielaborata in Photoshop risale a metà di quel decennio. Le prime digitali non reflex sono cominciate ad apparire nel mio mondo intorno al 2001. In Italia la prima Reflex digitale a prezzi accessibili è del 2004. 

All’incirca allo stesso anno risalgono i miei primi scatti in digitale. Ne vidi il risultato stampato e conclusi che era come avere una “mezzoformato” in un corpo 35mm

Mesi dopo, il risultato di altri scatti indoor e scarsa luminosità mi fece decidere di “passare al digitale” quanto prima. 

Col 2006 avevo totalmente attraversato il fiume. Due Nikon D100 che poi diventarono due D300, poi una D300s ed una D700, adesso una D750 ed una D7500. Per un periodo di tempo c’è stata anche una Fujifilm Xpro1 che malgrado carina e leggera non faceva per me. 

Dal 2009 questo corredo è affiancato, ma se ne sta quasi sempre in deposito, da una Mamiya C330 con l’80 e il 55 mm.

In quei primi anni, specialmente prima del mio passaggio al digitale, il risultato del file lasciava leggermente a desiderare. Sebbene la quanttà di pixel nel sensore desse un effetto nitidezza superiore anche alle più nitide diapositive 35mm, il colore era un po’ falso. Il rumore era evidente e non c’era tanto da correggere in fase di scatto. 

La tecnologia attuale è cosi avanzata che la resa ed i vantaggi della fotografia digitale non sono più paragonabili all’analogico. 

La fotografia digitale, solo per la sua immediatezza, ha fatto crescere enormemente la diffusione dell’arte fotografica stessa. 

Dal 1999 al 2011 ho insegnato fotografia presso una grande associazione. Gestivo in proprio la comunicazione pubblicitaria che non variava mai, nel messaggio e nell’estensione territoriale. Dal 2005 gli iscritti cominciarono ad aumentare fino a divenire il 50% in più degli anni prima.

Molte persone ci si sono avvicinate dunque senza avere alcuna esperienza di rullini. Fra queste, specialmente le più giovani, hanno sentito la necessità di un passo di lato e fotografare con la pellicola. In questo senso ha avuto successo il progetto Lomography e sono nate imprese come Ars-Imago.

pellicola vs. file digitale
fonte alamy

Degli amici più giovani mi rimisero in testa il bianconero con la pellicola Kodak TriX. Di bianco e nero “ne ho macinato tanto“, anche se non ho mai amato lo stare in camera oscura. Mi comprai pellicola e sviluppo, rispolverai la tank e le spirali, feci un test e lo sviluppai. Ottimo risultato, ovviamente. 

Nello stesso periodo un allievo mi parlò dei plug-ins di emulazione della pellicola. Erano utilizzabili con quel Lightroom che avevo da poco cominciato ad usare. Installai quello che emulava la TriX e casualmente ebbi  modo di testarlo sullo stesso soggetto e con la stessa luce. 

La differenza unica che notai furono le macchie di calcare sul negativo.

In altre parole il risultato era lo stesso ma con una fotocamera digitale,oltre essere più pulito, era tutto più facile. Incluso il “non-limite” delle 36 pose. In pellicola vs. file digitale  questo dato è basilare.

Un mio conoscente affetto da adolescenza prolungata e pieno di se quanto lo sono i ragazzotti di provincia ai quali la vita sembra aver regalato l’assenza di problemi,   ogni volta che lo incontro mi attacca il bottone de “la fotografia digitale mi fa schifo”. Durante la conversazione estrae una vintage a telemetro e fa qualche scatto neanche fosse H.C.B. Cerco di evitare questo tipo di discorsi.

Dal 1976, anno della mia prima “macchinetta” mentre ero alle medie, al 2006, anno in cui son passato del tutto al digitale, di pellicola ne ho consumata a chilometri. Ho ancora alcuni rulli scaduti e le bobinatrici. Ho viaggiato con chili di pellicola. Ogni lavoro era un investimento di quasi ottocentomila lire fra materiale e sviluppo. Ero un esperto di materiale di prima qualità sia diapo che bianconero. 

Se per alcuni aspetti della vita penso sia bello il viaggio quanto la meta, per la fotografia penso che conti il risultato. Dopo vent’anni di fotografia digitale diffusa, un file digitale decisamente da un risultato migliore di una qualsiasi pellicola. Per gamma dinamica, per definizione, per bilanciamento tonale. Nel caso “pellicola vs. file digitale questo è determinante.

Ci sono contesti di illuminazione che ai tempi dell’analogico implicavano obbligatoriamente il flash e/o il cavalletto. Oggi si fanno a mano libera bilanciando il bianco ed alzando gli iso. Nel caso “pellicola vs. file digitale anche questo è importante.

Inoltre la pellicola deve inserirsi nel flusso di lavoro digitale. C’è bisogno di uno scanner per trasparenze che varierà un po’ la resa chimica del colore dandole una sua propria interpretazione. Rimanegiabile in postproduzione con un’altra interpretazione. 

L’uso della pellicola può oggi essere un mezzo di arte figurativa. 

Tant’è vero che Lomography ed altri progetti hanno lavorato sul lato artistico

Come dicevo prima ho una Mamiya C330 e due obiettivi. Apprezzo molto il lavoro che David Burnett fa usando il grande formato. Nei progetti c’è il  riattrezzarsi con un banco-ottico mezzo formato, cedendo la Mamiya e riadattando le lenti e il portarulli. 

In modo cioè da mantenere il formato quadrato. 

Dal 2009 ho aggiunto qualche foto fatta con la Mamiya almeno a tre progetti. Un tempo avevo anche una Holga, ma il concetto di low-fi con la difficoltà oggettiva di mettere a fuoco a stima non mi soddisfaceva. Comunque un mio lavoro ha foto fatte con la Holga. In definitiva quattro volte in undici anni ho inserito la pellicola in lavori digitali. 

La ragione che mi porta ad utilizzare talvolta la pellicola è il formato quadrato. Rapportarsi con un’inquadratura statica è una sfida per ottenere risultati inaspettati. Un modo di comporre più razionale che talvolta diventa irrazionale. 

C’è inoltre un effetto di texture. Dato da particolari caratteristiche della lente, e dal rapporto linee per millimetro. Forse anche emulabili al computer ma sono più autentici in scatto. 

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