Nel nome di Menno

Nel nome di Menno
Nel nord-ovest del Paraguay, coloni di fede protestante e lontane origini tedesche hanno creato una civiltà nel deserto, 
Nel nome di Menno
“Asado” in pieno Chaco alla fine dell’asta taurina / © Federico Tovoli Photojournalist

A Filadelfia le gente ci ride sopra scoprendo che gli Italiani  credono che i mennoniti siano dei bigotti che rifiutano automobile, luce elettrica e modernità in generale. 

Etichettare è facile: 

” I mennoniti ?” , “Chi?”

Domanda classica

“Qualcosa di simile agli amish del film Witness, il testimone

Risposta facile. 

In quel film si sente parlare uno strano tedesco,

il “plattdeutsh”,  come a Filadelfia, Loma Plata e Neuland, le colonie mennonite nel Chaco paraguayano.  

In mezzo al Sudamerica ispanofono vivono varie decine di migliaia di “bianchi” madre lingua tedesca. Parlano spagnolo con accento mitteleuropeo e spesso dichiarano di non conoscerlo bene.

Franklin Klassen,  direttore del nosocomio di Loma Plata, spiega che lo spagnolo è nuovo in zona. Prima delle colonie c’erano solo gruppi indigeni seminomadi, con lingue proprie. 

Aggiunge che i primi coloni installatisi a fine anni venti,  non si curavano, perché morte e malattia erano volontà divine. Poi tutto è cambiato. 

I mennoniti nel mondo sono milioni, in cinquecento anni ci sono state migrazioni, evoluzioni e  separazioni

gli amish sono una derivazione dei mennoniti; in quelle tre colonie ci sono ben tre diverse chiese mennonite, con piccole differenze fra di loro.

Nell’oriente del paese, come in Bolivia, ci sono invece colonie totalmente conservatrici, stile amish. Ma  sono la minoranza in una religione planetaria.
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Kornelius Fern, mennonita povero di Loma Plata./ © Federico Tovoli Photojournalist

Originano dallo scisma luterano. Il nome deriva da Menno Simmons, profeta del battesimo di fede, in età consapevole. Si “ribattezzavano”, venne considerato sacrilegio e  la chiesa romana rispose con persecuzioni e martirii. Loro reagirono con la  non-violenza, semplicemente migrando.

“Quanto ancora durerà questo mondo tranquillo creato dai nostri padri?”

si chiede Johan  il sorvegliante della pompa di benzina di Loma Plata: “In quale terra  potremmo andare adesso?”…

Si direbbe una preoccupazione isolata, data l’autostima, l’iperattività  e la dedizione al lavoro che ha questa gente .

Arrivarono dal Canada, con in mano la Bibbia e con i piedi ben saldi a  terra. Nuovi terreni da coltivare e una nuova vita da cominciare;  rifuggendo quel conservatorismo che tuttora li etichetta.

Piantarono una croce, crearono un  mondo.
Nel nome di Menno

Loma Plata ha festeggiato nel 2017 i suoi novant’anni dalla fondazione.

Caterina la grande, zarina di tutte le russie, nel 1788 aveva favorito la loro immigrazione nel paese. Il libro “Conoscendo i Mennoniti” di Cornelius Neufeld riporta belle stampe di collegi ed istituzioni  nei villaggi dell’Ucraina. Anche laggiù, avevano creato un mondo. 

Che cozzò contro la rivoluzione russa.

Pedro Friesen, che viveva nell’Altersheim (ospizio)  di Filadelfia, ricordava qualche parola di russo. Più chiaramente ricordava   la fuga lungo il gelato fiume Amur, verso la Cina. Scappando “dal comunismo”. Attraversarono una Cina non ancora maoista, attraverso mezzo mondo arrivò in Paraguay per fondare accanto a Loma Plata, la colonia Filadelfia. Altri rimasti in Russia e furono rimpatriati dalla Wermacht e a fine guerra raggiunsero la zona  fondandone, Neuland, nuova terra.

I monumenti commemorativi a Filadelfia raffigurano sempre tre pilastri. Sintesi della vita mennonita:  fede, lavoro e unione,

Dove unione sta per cooperativismo, che supportato  dalle capacità agro-zootecniche  proprie mennonite ha generato un grosso business nazionale. 

E’ noto in Paraguay che la miglior tecnologia di settore sia mennonita e che siano i leader nazionali in campo zootecnico.

Cooperative come  Fernheim, Neuland e Chortizer uniscono migliaia di persone fra soci e dipendenti. Gestiscono molteplici attività collaterali oltre al settore latteocarnico. 

Ogni cooperativa  ha dal corral sociale all’assistenza tecnica all’allevatore. Dai registri per gli animali da esposizione fino all’analisi dei campioni di  latte prelevati porta a porta la cooperativa provvede. 
Una sottile differenza nell’interpretare la “volontà divina” , ha portato i coloni del Chaco a non rifiutare il progresso ma a metterlo al servizio della fede. 

Nascosto fra gli arbusti della periferia di Filadellfia c’è un caseificio che non ha nulla da invidiare ai caseifici svizzeri. Vi lavorano  indigeni e coloni, tutti in abbigliamento  antisettico, giornalmente confezionano latte UHT, yogurt e “quartirolo”, per tutto il Paraguay. 

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Selezione di arachidi nella cooperativa Fernheim / © Federico Tovoli Photojournalist
Sesamo e arachidi sono i grandi business delle cooperative

L’arachide è prioritaria poiché dallo snack fino all’olio di semi può rendere. La Fernheim è specializzata in questa lavorazione. Oltre ad avanguardistici laboratori per il controllo qualità ha una linea di selezione manuale dove ottantaquattro operaie indigene separano i semi integri da quelli rotti che invece di snack diverranno mangime.

Le mandrie , i grossi capi Brahma, Sant Gertrude, Hereford e Frisona sono una costante della campagna locale. Vagano libere in grandi spazi recintati e selvaggi, acqua e ripari ombreggiati le fanno avvicinare agli impianti di mungitura automatizzati. Il latte finirà in recipienti collettivi e il camion della cooperativa lo convoglierà ai caseifici. 

Il bestiame da carne dev’essere movimentato per il mattatoio come per altri pascoli. Al corral, si suddividono i capi, si marchiano a fuoco , si pesano. Lavoro abbastanza artigianale in cui spesso servono frusta e cavallo.

Più che a un bigotto il mennonita locale somiglia ad un cowboy. Veste anche camicie a quadri e porta lo Stetson

L’asta taurina è un servizio cooperativo per la conservazione della razza. E’ un evento dove si vedono facce da cowboys vecchie e  giovani, stivaloni ed immancabili thermos per il terere . Mentre in battitore d’asta  in plattdeutsh guida il gioco. Una cinquantina di animali in mostra, nessun invenduto..e tutti a un po’ più del doppio della base d’asta. 

A fine giornata asado gratis per tutti.

Esenti per legge dal servizio militare, i mennoniti non hanno agito come tanti altri “bianchi” colonizzatori. Con la Bibbia in mano e con grande autostima, hanno interagito con gli indigeni locali.

Un documentario degli anni 80 parla di come li abbiano “civilizzati”.  Associazioni come ASCIM e FIDA nacquero per cooperare con loro in assistenza agrotecnica e microcredito agrario pianificato di concerto. Cesar Lenzig, responsabile FIDA di Yalve Sanga (villaggio centrale di questa partnership)  parla di prestiti super agevolati. “Devono però essere sempre gestiti dagli alemano-paraguayos”. dice. Troppo denaro tutto insieme da alla testa, dice. 

Altro aspetto dell’interazione è un piccolo attrezzatissimo  ospedale in loco, per i casi più gravi ci sono i modernissimi ospedali delle colonie.
“Tutto ciò è  parte di un altruismo scritto nella Bibbia”. sostiene Dietrich Franz, pastore di Neuland e vicepresidente ASCIM. ” E’ un senso del bene comune rapportato alla realtà”. 

Forse sta qui la sottile differenza con le comunità conservatrici…..

Lo stesso spirito col quale la società mennonita si è impegnata coi nativi si trova anche nell’attenzione all’anziano. 
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In un appartamento della casa di riposo di Filadelfia / © Federico Tovoli Photojournalist

Impensabile che  l’ufficio turistico di una città belga, italiana o canadese includa fra i propri luoghi visitabili la “casa di riposo”. Nelle colonie è l’esatto contrario, le Altersheim sono nella promozione turistica !!!! Come il supermercato e lo yogurt. 

In virtù dei contributi pagati nell’arco della vita ogni colono oltre i settant’anni ha diritto gratuito all’Altersheim. L’accoglienza è di tre tipologie, l’autosufficiente, l’assistito saltuariamente e il degente. Se il primo, in coppia o in vedovanza, ha la sua bella normale casetta  all’interno della struttura, le altre due tipologie hanno i propri spazi tecnicamente più adatti. Tutti quanti però vivono insieme, vicini a medici e infermieri, molto diverso dall’invecchiare in fattorie isolate.

La terza età all’Altersheim è tempo da passare  in compagnia di coetanei. Al biliardo, al domino o sferruzzando e cantando inni religiosi.

Altro vanto delle colonie è l’assistenza al disabile. Per ragioni genetiche è presente la sindrome di Down, ci sono programmi appositi, laboratori di falegnameria e cucito… 

I tre insediamenti hanno “caratteri” diversi. Loma Plata è  città industriale, Neuland è un tranquillo borgo di campagna, Filadelfia ha eleganza. Tutti hanno al centro la sede della cooperativa. Edifici dall’aspetto sobrio che contengono un supermercato, frequentato indifferentemente da indigeni e germanici.

Un po’ diverso è il settore culturale.

La cooperativa possiede anche una libreria, quella della Fernheim è solo in  tedesco, macompleta di biblioteca e molto frequentata. Di fronte, lungo l’avenida Hindenburg c’è quella in spagnolo, “El mensajero”. Vende anche artigianato indigeno, i titoli sono un decimo di quelli in tedesco. A Neuland funziona solo quella in tedesco. A Loma Plata c’è pochissimo in spagnolo. 

Anche il sistema scolastico è in tedesco, una delle costanti mennonite è stata quella di preservare la  lingua.

Filadelfia e Neuland sono state fondate da coloni provenienti dalla Russia dove i loro progenitori erano arrivati nel 1788 ! ! !

Uno dei primi sforzi delle colonie fu formare insegnanti, investire in istruzione. Adesso ci sono addirittura tre istituzioni educative intercoloniali di specializzazione: una in formazione professionale, dall’agraria alla meccanica, una in pedagogia ed un’istituto alberghiero. Visitando quest’ultimo, “Hogar y Nutricion”, si nota che

non ci sono nativi. “Si tratta del gap linguistico” dice la direttrice : “ ogni scuola è aperta a tutti, basta che si conosca il tedesco”. 

Nel collegio di Loma Plata, una minoranza di alievi paraguayani è perfettamente integrata con la moltitudine dalla chioma bionda.

Non è “melting pot”. Le due  etnie coabitano ma non convivono.  Lavoro a parte,  lingua e indole diversa tengono separati gli uni dagli altri nella vita privata
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Una coppia di farmers di Loma Plata, / © Federico Tovoli Photojournalist

Il culto mennonita però si è diffuso fra i latini e gli indigeni, ognuno  lo pratica per conto proprio. Se un’attività giovanile dell’Iglesia Mennonita Shalom di Filadelfia trasuda di quel sanguigno latinoamericano fatto di orazioni con tutto il sentimento, balli e canti a squarciagola, in una delle quattro chiese senza nome del centro i loro coetanei “tedeschi”, nello stesso momento, assistono compostissimi ad una conferenza, alla fine della quale ci sono dolcetti, terere, due chiacchiere, poi tutti si dileguano.

Sulla facciata della Shalom c’è scritto l’orario di messa, dello studio biblico e del gruppo giovanile. Alla fine c’è scritto “benvenuti”. In quelle tedesche non c’è scritto nulla ma chiunque è il benvenuto. Nel parcheggio della Shalom ci sono solo bici, nell’altro solo auto e scooters. 

La fede è generalizzata, anche se il direttore del museo di Filadelfia dice che il progresso ha creato il “mennonita non praticante”

La domenica è il giorno del culto

Nel nome di Menno….Se gli anziani dell’Altersheim  lo seguono in videocollegamento , le chiese sono piene. L’abito buono è d’obbligo, la famiglia si presenta al completo,  il pastore è un laico che ha studiato teologia. A Filadelfia c’è il coro maschile, a Neuland , colonia di amanti della musica, si canta accompagnati da basso elettrico ed arpa paraguayana. 

La parte iniziale è per tutti, “l’ingegno tedesco” ha inventato anche un’area acusticamente isolata per far assistere quelle famiglie coi figli  piccoli e chiassosi. Ogni chiesa ha altre strutture dove fare la scuola domenicale, a metà funzione la famiglia si divide ed i bambini  fino a undici anni si spostano verso una catechesi  adeguata all’età.

A fine predica nessuno si trattiene in quel bel giardino alberato anticamera di ogni chiesa.

Tutti rincasano e le colonie divengono silenziosissime. E’ il momento del riposo settimanale, dello stare in casa, del riacquistare energia per riprendere l’indomani alle sette, orario di colonia, a mandare avanti quella civiltà nel deserto che i loro padri iniziarono a creare quasi un secolo fa con la Bibbia in mano e i piedi saldi a terra.

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Crepuscolo in periferia di Neuland / © Federico Tovoli Photojournalist
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