Joseth a Lodi

Finalmente son riuscito a recarmi a Lodi a vedere la mia foto esposta, ma soprattutto a vedere il Festival della Fotografia Etica. 

Lodi di suo è carina. M’è capitato di vederne la piantina ed ha la forma del centro storico di Lucca ma somiglia anche al pentagono del Buontalenti della mia città natale. 

Pieno centro lodigiano

Le sue dimensioni, approssimativamente sono un quarto di quelle dei due centri toscani, quindi la si gira bene a piedi, la stazione ferroviaria è vicina alla piazza centrale. 

Anche le mostre si visitano bene

Ovviamente son voluto andare subito a vedere la foto mia.

Chissà che pensare?

Stampata benissimo, direi che la sezione Single Shot per un mix di Location ed illuminazione, ma anche per l’orario in cui sono andato, era fra le location meglio illuminate per apprezzare le foto. 

Condivido in pieno anche la scelta del non mettere sotto vetro quasi nulla, la Single Shot mi pare di si però.

Ho sempre odiato specchiarmi nella fotografia, specie quand’è bianco e nero in Low Key.

Come alla mostra del grande W.E Smith al Mast di Bologna. Era il famoso lavoro su Pittsburgh.

Oltre che ritenere Smith uno dei migliori di tutti i tempi mi interessava vedere come aveva trattato uno storytelling del genere, ritratto di città  e della sua gente.

Stampe in B/N originali, spesso in Low Key, muri bianchissimi, un delirio…

Bello invece l’allestimento del Lodi Festival Fotografia Etica in generale, anche la suddivisione in temi , ognuno in uno spazio diverso. 

Chissà che pensano

Mi son  piaciuti molto i lavori di Tim Smith, Barbara Davidson ed Erika Pezzoli nella sezione Le Vite degli altri, il primo ha raccontato gli “utteriti” del Canadà, la seconda ha illustrato un matrimonio in una baraccopoli a L.A, l’Italiana ha seguito una cacciatrice valdostana. 

Sempre la stessa tecnica, seguire le vite degli altri, raccontarle dal didentro. 

Anche il lavoro di Sebastian Diaz Miranda nello spazio ONG m’è sembrati superlativo, una storia di balletto in una favela brasiliana; educare al bello poiché la bellezza salverà il mondo.

Voglio tornare alla mia “fotina” che ha uno spazio piccinino anche nel catalogo.

Mi ci son fatto un selfie per i social, non ho mezzo problema a posare e a metterci la faccia in generale ma mi sentivo un po’ scemo a fotografarmi da solo con l’Iphone SE in mezzo alla gente.

Ad una spettatrice l’ho detto: “Mi sento scemo ma va fatto per i social”.

Decisamente meglio del selfie con la foto…

L’immagine è tratta da un reportage sulla scuola Louis Braille di Lima. Contrariamente alla maggior parte delle unità educative peruviane è una scuola pubblica che segue il cieco o l’ipovedente dalla Materna fino alla specializzazione in Shatzu. 

Era il periodo che vivevo a Lima e mi sembrò una buona idea un reportage su di loro.

Erano dall’altra parte della città, nella periferia povera. Questo si traduceva per me in un’ora e mezzo o due di viaggio, con un cambio fra autobus e taxi. 

Ci andai tre volte ed illustrai quasi tutte le attività possibili. Optai per il bianconero poiché come diceva una vecchia Photo Editor in RCS, “il bianconero è più discorsivo”. 

Mi pare fu nel secondo incontro che a fine pomeriggio uno dei miei contatti mi disse che avevano formato una gruppo musicale della scuola. 

In una delle tante stanze scarne che la componevano si materializzarono tastiera, bonghi ed arrivò questa ragazzina cantante, con evidenti problemi di ossatura e in più totalmente cieca.

Mi chiesero se avessi preferito ascoltare un Reggaeton , genere inventato a Miami, o un “Huayno”, genere andino di lunga tradizione, triste ma anch’esso ballabile. 

Chiaramente la mia scelta fu il Huayno, la ragazzina fece una smorfia poi la musica iniziò e lei sfoderò una voce bellissima.

Chissà dopo quasi dieci anni Joseth

dove si trova… 

Il Peru è un gran bel paese, l’ho lasciato da sette anni, era in una fase di progresso accelerato, adesso non so…

Bracciale brutto ma funzionale
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