Herranza. La forza dell’inquadratura

La forza dell’inquadratura

In fotografia il “taglio dell’immagine”, la forza dell’inquadratura è fondamentale per la riuscita della composizione. Ci sono vari modi per farlo.

Ognuno ha il suo proprio “occhio” e attraverso quello fotografa. 

Non ricordo dove ho letto che due fotografi sullo stesso soggetto neanche dalla stessa posizione faranno una foto identica. Ovviamente non stiamo parlando di fototessere o riproduzioni di quadri per cataloghi d’arte, li ci sono altre regole. In quel caso il fotografo è un mero esecutore tecnico. 

Fuori da questa e poche altre mansioni richieste al fotografo professionista, vale la personalità barra professionalità di ognuno. Uno storyteller non deve portare a casa una bella foto. Il suo compito è raccontare per immagini una storia, ottenere una serie di belle foto raggruppate in sequenza omogenea e abbastanza eloquenti da sole e insieme. In questo senso la forza dell’inquadratura è vincente.

Fa parte del  bello del mestiere del fotoreporter quello di trovarsi spesso davanti situazioni e soggetti  totalmente nuovi e doverli interpretare rapidamente col proprio “occhio”. Rapidamente perché spesso i soggetti non aspettano. Si deve raccontare la realtà non modificarla a proprio piacimento.

La Herranza non ha traduzione in italiano, probabilmente deriva dallo spagnolo arcaico. E’ parola in uso sulle Ande peruviane e si riferisce al marcare il bestiame che poi girerà libero sulle montagne.

Nella civiltà pastorale andina, dove alpaca e pecore si pascolano insieme in piena natura, ogni proprietario rinnova annualmente la combinazione di nastri colorati attaccati alle orecchie dei propri animali. 

E’ un’operazione che diventa una festa

poiché implica buon auspicio per un anno ancora, inoltre, essendo lavoro impegnativo, i vicini si aiutano reciprocamente. 

Era inseribile nel mio reportage sul Qapac-ñan, la rete di strade dell’impero Inca, divenuta patrimonio Unesco. Meritava uno shooting. 

L’impostazione del fotoreportage era raffigurare i luoghi adesso.

Non una serie di siti archeologici ma cosa c’è e chi c’è sul Qpapac-ñan nel terzo millennio.

Una documentazione sulla realtà andina 

Tanta è uno dei posti più “lontani da tutto” che abbia mai visitato.

Lo scopo dell viaggio , che durò una settimana, era la vicinanza fra l’abitato ed un tratto ben conservato dell’antica strada.

Avrei raffigurato quella Comunidad campesina  che viveva ancora come decenni addietro e come tradizione arcaica avrei inserito l’Herranza.

Quando non c’è assolutamente promozione turistica e agli eventi si da un’importanza relativa è complicato avere informazioni da distanza. Specie da un posto a cinque ore in camion dall’asfalto, col ripetitore dei cellulari installato da due mesi e niente internet. 

La tradizione era fare l’herranza per il giorno di Santiago ( 25 Luglio ) e c’era anche un corral pubblico.

Fu veramente dura scoprire che solo una famiglia l’avrebbe fatto e in una “chacra” isolata oltre i 4500 metri slam!!! Accompagnato da una guida locale la raggiunsi con due ore di cavalcata.

La luce andina è dura, più di una cavalcata su una sella improvvisata.

Avevo visto un video sull’herranza nel corral pubblico. L’unica cosa che sapevo era che la gente afferrava gli animali gettandocisi e liberandoli lanciava caramelle di buon auspicio.

La situazione che trovai era parecchio diversa e complicata. Un vento delle cime alzava polvere fastidiosissima sia per scattare che per permanere. Tutti avevano cappelli con la tesa sul viso e il sole era cosi alto che fu indispensabile il flash, col cavo TTL. Inoltre accadeva tutto in maniera disordinata. Otto persone di tutte le età, aiutate da abbondanti cicchetti di Pisco, afferravano un animale ciascuno lanciandocisi sopra.

Scattai fotografie finché l’operazione non terminò. 

In questo tipo di situazione non ci si può focalizzare solo su un accadimento. Le mani della anziana pastora mentre annodano il nastrino arancione all’orecchio di una pecora, i ragazzini che atterrano un alpaca, il tizio ubriaco che si lancia su un’altra pecora, gli alpaca che escono correndo investiti da una pioggia di caramelle. Mancherebbe una visione allargata e quel corral è in un punto panoramico con tutta la Cordigliera intorno.

La forza dell’inquadratura sta nella foto qui sotto. Il fatto che ci sia un personaggio che afferra una pecora indica un momento particolare, una delle fasi dell’Herranza. Senza di lui sarebbe stato un corral in un giorno qualsiasi.
La forza dell'inquadratura
The mountainous area of Tanta does not allow other activity except that of sheep, llama, alpaca and sheep. One of the few works required for this semi-wild cattle is the “herranza”, which is a marking made ??with colored ribbons that are renewed every year. As in many other cases in the pastoral world, this activity is celebrated with a feast, the launch of candy at the time when the cattle are released with ribbons renewed is a symbol of good luck/ © Federico Tovoli Photojournalist

Ero particolarmente attratto dall’abbigliamento delle signore anziane. C’erano anche un paio di adolescenti ma non avevano niente di speciale. Le signore invece avevano gli abiti da lavoro ma pur sempre la gonna. Con quella luce e quella polvere mi ricordavano fotografie di villaggi Navajo viste chissà dove. Mai visitato un villaggio Navajo.

Per la foto di apertura del post. Decisi dunque di includere questo particolare nella storia, senza uscir dal tema. Gonna al vento in primo piano, dal basso sembra più imponente, inquadratura larga per la contestualizzazione e, spesso lo faccio per evidenziare di più, diaframma tutto aperto, che col grandangolo da leggibilità apprezzabile anche nello sfocato. Complementarità dei colori è nuvolette fotogeniche hanno fatto il resto, di nuovo la forza dell’inquadrare ma anche le scelte interpretative. Stavolta i dati exif ci vogliono per esteso.

Fotocamera Nikon D700 (anno 2012)

Lente Nikkor 17-35mm f2,8 AF (a 17 mm)

Esposizione f 2,8 e 1/2000″ a 100 ISO

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