Il mosso e la staticità al museo. BRASILE

Il mosso e la staticità

Una volta dentro c’è da vivacizzare, si perché la fotografia da catalogo: il quadro fotografato in asse e a filo della cornice, gli archibugi nella teca inquadrati bene dopo il giusto lavoro di polarizzazione  non sono lo scopo. Oltre all’esser di complicata esecuzione, quasi impossibile fra la gente. Quelle sono immagini che chiunque si trova appunto sul catalogo o sull’enciclopedia.

C’è da includere la gente che guarda, far vedere le sale, giocare se è il caso con luci ed ombre, con i riflessi delle teche.

Bisogna trovare il giusto compromesso fra il mosso e la staticità.. Personalmente non mi separo dal treppiede in questi casi  per avere sempre una buona profondità di campo e lasciare immobile ciò che lo è di suo…e cerco la gente!!!!

E’ curioso quanto un treppiede ingombrante in un museo ti facciano identificare come persona che sta lavorando. Chi si trova sulla traiettoria e se ne accorge e si scusa.Me la risolvo sempre con un “no problem” poiché troppo complicato spiegare il concetto. 
Nei vari modi di includere le persone quello che preferisco in assoluto è l’effetto mosso,
mosso e staticità
Nella Pinacoteca dellostato di Sao Paulo. Brasile 2015 / @ Federico Tovoli Photojournalist

come in questa foto scattata nella pinacoteca dello stato di Sao Paulo, Brasile. Come il soggetto in silhouette l’effetto mosso evita che l’occhio noti difetti sulla persona.

Per quel tipo di mosso dagli exif leggo 1/6″ e si nota che è una camminata normale. Se quella persona avesse corso o fosse andata più piano il risultato sarebbe stato diverso.

@ Federico Tovoli Photojournalist
Come dicevo all’inizio, il mosso vivacizza, mi comunica che qualcosa si muove dove tutto il resto sta fermo. Questa ne è la controprova
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