Il frainteso di Nelson

Nelson Carvajal e un forte equivoco comunicativo

Illuminazione, look, posizione e foglie di coca  costituiscono il mix per un forte equivoco comunicativo

La fotografia è verità o la fotografia è inganno? Dipende dalle ragioni di chi sta dietro la fotocamera. PUNTO…No.

Certo…

“oggi con Photoshop”.

..scrivendo mi sembra quasi di sentire il suono di questa affermazione.

Quando parlo di Photoshop nei miei corsi di fotografia, menziono sempre il problema etico dell’inganno. Lo faccio mostrando una fotografia scattata decenni prima dell’invenzione del programma principe del fotoritocco. In altre parole salvo Photoshop poiché post-produzione e potenziale c’eran già. 

Può capitare però che una combinazione di fattori stravolga completamente il messaggio, o l’utilità di una immagine, già al momento di fare click. 

E’ il caso di Nelson Carvajal al Goto de Agua. La Paz, Bolivia.  Giugno 2006.

Scopo del viaggio era un fotoreportage sui cocaleros  e uno sui luoghi della guerriglia del Che. 

Fino a tre anni prima lavoravo per la stampa turistica periodica e quasi esclusivamente nazionale.

Facevo cioè quella fotografia di viaggio basata su itinerari a tema che anche i lettori avrebbero potuto intraprendere. Adesso era la stampa periodica internazionale. Ovunque ci fosse uno spazio di approfondimento su temi sociali, di attualità etc.. Potevo proporre i soggetti dei miei storytelling.

La coltivazione della foglia di coca era tema attuale visto che in Bolivia, era stato eletto presidente un sindacalista dei coltivatori di coca. 

La coca è nella cultura ancestrale andina. Lo scopo principale del fotoreportage era evidenziarlo. Avrei illustrato le potenzialità positive della foglia di coca in campo alimentare e medico , escludendo quindi il narcotraffico.

Nelson Carvajal era il contatto giuntomi attraverso quella rete di ONG e associazioni politiche che era passaggio indispensabile per non arrivare sul posto senza appoggi. 

Il personaggio proveniva dal proletariato urbano, faceva parte di quella maggioranza di popolazione che era sempre stata esclusa dai giochi di potere e che adesso era al governo, col M.A.S,

Non aveva però quel tipo di formazione che porta al percorso politico o istituzionale.  

Appena incontrato mi risolse un problema di carica di batteria del Mac accompagnandomi in Parlamento. Grazie a lui, passato il Metal detector, il mio primo giorno di La Paz ero nel cuore della politica del paese. Tutto quel che fu possibile fare in città fu grazie alla sua intermediazione e rete di contatti, poi lo persi definitivamente di vista appena mi spostai nelle Yungas e di li proseguii per l’Oriente Boliviano.

Non l’avevo ancora ben capito allora ma dopo dieci anni di Sudamerica adesso ho ben chiaro il concetto,

il “proletario”  di origine andina non si avvicina volentieri al mondo dei “bianchi”, non frequenta cioè le peñas tirate a lustro per i turisti di cui La Paz è piena. Non va da Starbucks perché è caro ma neanche nei locali storici come le “confiterias” del centro della capitale.

Si sente a disagio anche se, rispetto agli anni precedenti, nessuno lo respinge. 

Nelson era affascinato dal frequentare quei posti perché c’ero io, che comunque pagavo anche il suo conto. Un dovere, visto che stava lavorando gratuitamente per me. 

Nella foto in questione però eravamo al Goto de Agua, una tipica “peña” di La Paz  con sulla porta una grossa scultura in cartapesta raffigurante una foglia di coca e  lo slogan

“la foglia di coca non è cocaina”. 

Peculiarità di quel locale era il piattino di foglie in omaggio per ogni portata,

fu una serata divertente. Nelson mi spiegava varie cose e quando insieme ad una “paceña” per me ed una bottiglietta d’acqua per lui mi fece vedere come scegliere le foglie migliori da masticare, muovendo le foglie facendo molta attenzione.

Il gesto era da fotografare però nel reportage c’è andata quella delle sole mani.

Questa immagine è un forte equivoco comunicativo. Per un insieme di fattori. L’espressione, il movimento, l’oscurità dietro di lui ed il tenere addosso quella giacca a vento vecchia e brutta. Sembra stia compiendo qualcosa di losco.

Anche per chi non sa bene come sia  fatta al foglia di coca, questa immagine estrinsecata dal reportage ha un connotato negativo.

Cos’è quella cosa che ha in bocca? Che sono quelle foglie secche su un tavolino accanto ad una bottiglia d’acqua? Perché in un interno buio uno deve tenersi la giacca a vento? Sarà forse un luogo umido e nascosto?

Effettivamente a La Paz faceva freddo e gli impianti di riscaldamento erano quasi del tutto assenti, ma il resto delle componenti di questa immagine, appropriato ad una cattiva scelta della velocità di otturazione a cui accoppiare il bounce rischiavano di spostare il focus coca tradizionale su quello narcotraffico.

Al Goto de Agua quella sera fu una festa in cui non mancò la preziosa foglia di coca che non è cocaina.

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