Estate Liberi !!! ITALIA

Estate Liberi !!! Un flash per una foto simbolo

Quella volta fu indispensabile usare un flash per una foto simbolo

Un fotografo moderno cerca il più possibile di evitare il flash, ma

quando la luce è troppo poca o troppo brutta un lampeggiatore portatile può risolvere il  problema.

Il lavoro che feci sul volontariato antimafia non era partito come tale. Era la prima estate italiana dopo cinque anni, le precedenti le avevo trascorse sui reportages sudamericani.

l’idea era la vacanza intelligente. 

Avendo passato tre decenni a fare reportages di viaggio, storytelling vari su temi lontani, avendo fatto della fotografia di viaggio un mestiere ormai dal 1990, mi risulta strano andarmene in vacanza a scoprire posti nuovi o bighellonare per l’Europa come facevo prima di quell’anno. 

Si diventa un po’ come i cani da caccia al cinghiale. Non li puoi portare semplicemente al passeggio poiché vanno a caccia, abituati come sono a far solo quello.

La soluzione sono le visite agli amici lontani o

le vacanze intelligenti che per me significa andare a fare qualcosa di interessante. Il più possibile distante dal mestiere di fotografo. 

Quell’anno avevo pensato a Libera e ai suoi campi di volontariato sui terreni confiscati alla mafia. Approfondendo l’argomento aggiustai il tiro e

proposi il reportage alla sezione regionale dell’associazione delle associazioni guidata da Don Luigi Ciotti

Pertanto invece di passare mattinate ad estirpare viti inutilizzabili dai campi dell’entroterra siculo, oppure mettere in salamoia melanzane calabresi, mi trovai a fotografare chi lo stava facendo nella mattina e nel pomeriggio incontrava personaggi chiave della lotta alla mafia 

Da due giorni io, Arianna e Ned stavamo nella zona di Portella della Ginestra in una fattoria confiscata. Aspettavamo un nuovo gruppo di volontari e ci annoiavamo. 

Il  mio compito era raffigurare il grande movimento di volontari che da tutta Italia affluisce sui terreni confiscati alla mafia

e adesso coltivati dalle cooperative sociali nate all’insegna della legalità.

Dovevo rappresentare graficamente quest’idea di legalità

Dove un tempo ci fu illegalità, dovevo cercare di raffigurare con le immagini la bellezza di questo movimento. Scattare foto ai ragazzi nei campi era la cosa più logica, specie se addosso avevano le T-shirt associative. 

Sotto l’implacabile sole siculo gli operai della cooperativa ci misero a togliere le erbacce da un vigneto. Alle dieci e mezzo del mattino. 

E’ noto a tutti che in campagna in estate  si lavora dall’alba in poi cercando il riposo nelle ore centrali

Cominciare a quell’ora era senza dubbio meglio che non far nulla, ma per me significava dover combattere con le ombre durissime generate da un sole quasi zenitale in un cielo violentemente azzurro. 

Sono in fotografia da sempre, in fotografia professionale da un’epoca in cui di digitale neanche si parlava ma

l’uso del flash, tanto inviso ai fotoamatori, andava imparato poiché troppe volte serviva. 

L’obiezione del fotoamatore, del fotografo artista, di chi non vive di fotografia è che il flash “ammazza” l’atmosfera. Giusto

Alcune persone siedono ad un tavolo di ristorante illuminato da una tenue luce calda da lampada al soffitto. Un colpo di flash sparato frontalmente usando peraltro il tempo di sincronizzazione. Tutto si trasforma in una brutta foto segnaletica, ombre al muro e rischio di occhi rossi. 

Ma la tecnologia ha fatto passi da gigante. Al giorno d’oggi c’è modo di usare il flash senza correre questi rischi.

Nel caso specifico di questo shooting la luce era  tanta ma “brutta”.

Si può notare come sia pieno di ombre sgradevoli Ned, che nella foto è il ragazzo dietro Arianna. 

Il flash in modalità  fil-in lo vidi da subito  indispensabile

si tratta di una funzione automatizzabile che sostanzialmente va a riempire di luce le ombre più chiuse, fortunatamente non le azzera, come in questo caso. 

Se il flash lo si imposta in modalità TTL, attraverso la lente, ci si può dimenticare di averlo in funzione. Un sensore regola l’emissione in base al diaframma, fa un lavoro egregio. Si può dunque utilizzare anche un flash per una foto simbolo.

L’eliminazione dell’illegalità andava simboleggiata e le erbacce da togliere dal campo mi parvero l’elemento giusto da un punto di vista simbolico.

Chiesi ad Arianna di lanciarle verso di me, ripetemmo la cosa varie volte e da varie angolazioni. Alla fine dello shooting ero cosi pieno di paglia che sembrava fossi stato nascosto in un pagliaio. i

Il flash a fil-in fu fondamentale poiche’ illuminò in maniera speciale, solo il blocco di erbacce. Senza il lampo sarebbe risultata una macchia scura

 L’idea fu cosi ben gradita che questa foto  è stata il simbolo della campagna di volontariato dei due anni successivi ed è anche andata su una copertina di una rivista del settore. 

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