Come gestire superfici trasparenti. I vantaggi del vetro

Come gestire superfici trasparenti.
In tutti i corsi di fotografia si insegna quel “segreto di Pulcinella” che si chiama filtro polarizzatore. Anche il non utilizzarlo potrebbe avere dei vantaggi.

Due mie allieve di un corso di fotografia di primo livello si iscrissero quasi soltanto per imparare a fotografare la vetrina del loro negozio. Avevano infatti il problema del riflesso dell’esterno. La soluzione che presentai loro la definii il “segreto di Pulcinella“, circa il Come gestire superfici trasparenti.

Fa infatti parte del corso base di fotografia, quello in cui un fotografo professionista trasmette attraverso la propria esperienza sul campo le basi della fotografia, cercare di spiegare nella maniera più semplice possibile la teoria della luce polarizzata. Ovvero come gestire le superfici trasparenti.

Di solito l’esempio che porto è quello di una bella vetrina e dell’immancabile riflesso del fotografo in fase di scatto. Senza possibilità di appello. Bisognerebbe esser maghi di Photoshop ed avere una pazienza da monaco buddhista per toglierlo. 

E’ sempre complicato spiegarlo ai neofiti. Ma una volta che hanno appreso che il filtro non toglie tutto quanto il riflesso se quest’ultimo è troppo largo o intenso o troppo “specchio” lo usano

Però se ci si fossilizza sul binomio vetro-polarizzatore si può perdere metà o forse tutta la storia. Vediamo come gestire superfici trasparenti, dunque.

Se in una fotografia il cui soggetto è all’interno di una finestra chiusa, in una vetrina oppure in una teca di museo, ci si vedono i punti luce riflessi, la sagoma del fotografo o del suo cavalletto ed ogni altro elemento indesiderato immaginabile ( uno su tutti la disastrosa opzione del flash automatico), meglio montare il filtro polarizzatore.

Alzare gli Iso per compensare la perdita di luminosità. Trovare  con la rotazione il punto dove i riflessi indesiderati spariscono

Ma una superficie trasparente e al contempo riflettente può diventare il mezzo che unisce due storie. Una da una parte del vetro ed un’altra alle spalle del fotografo.

Quanto un vetro sia riflettente dipende da una lunga serie di fattori. Il vetro può avere uno strato antiriflesso, quindi è meno riflettente. l’esterno può essere poco luminoso, l’interno troppo o viceversa. 

Quelle due allieve di cui parlavo all’inizio, ad esempio, avevano scoperto che la loro vetrina fotografata di notte rendeva meglio. L’ampio panorama davanti alla quale si trovava era meno illuminato dell’interno del negozio. Ma rimaneva pur sempre il problema dell’illuminazione pubblica, che si rifletteva nel vetro. 

Questi sono casi negativi, da filtro polarizzatore

Cambiando le carte in tavola si può arrivare a concepire la un vetro come un escamotage per aggiungere contenuti alla fotografia. 

Non soltanto quel soggetto, ma il contesto in cui si trova che casualmente riflette nel vetro. 

Non riesco a pensare a particolari accorgimenti per casi come questo. Mi vien da ricordare di fare attenzione alla profondità di campo.

Il vetro lo si può considerare un piano, il contenuto della vetrina uno o più altri. 

Mi vien da pensare ad un ulteriore segreto di pulcinella .Controllare se si appare in foto. D’altra parte è una superficie riflettente. Basta angolare un po’ se vicini o controllare a occhio se lontani.

Se c’è illuminazione equilibrata o contrasto equilibrato e l’immagine ha un senso. Il risultato sarà un punto di vista originale su un soggetto.

Entrambe queste immagini sono state scattate in Argentina, in due viaggi in due anni differenti. Il Sudamerica è stata la zona di mondo dove ho lavorato e vissuto di più dal 2005 al 2015

Come gestire superfici trasparenti
The Inca baths, a sort of base camp for the climb Aconcagua/ © Federico Tovoli Photojournalist

Questa fotografia è stata scattata al Puente del Inca. Passo di montagna che collega Mendoza al Cile e base per le escursioni all’Aconcagua, la montagna più alta dell’emisfero australe.

La fotografia contiene in vetrina del vasellame artigianale dei  nativi della zona, nel riflesso le montagne e i venditori con le bancarelle con lo stesso artigianato.

Ovviamente senza quest’ultima avrei potuto includere nella fotografia solo bancarelle e montagne.

Il concetto non sarebbe cambiato ma questo è un taglio più originale, grazie alla vetrina. 

Come gestire superfici trasparenti
Palermo_Hollywood, Buenos Aires

Questa invecee è più concettuale. Solo un profondo conoscitore dell’area Palermo Hollywood del centro di Buenos Aires ubicherebbe il posto dagli edifici che si riflettono nel vetro. / © Federico Tovoli Photojournalist

La ragazza al cordless dall’altra ed i punti luce del negozio creano un insieme in qualche modo inquietante che potrebbe suggerire qualunque cosa.

Entrambe le foto non son mai state utilizzate negli storytelling per i quali ero in viaggio in quel momento.  

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Concordo pienamente Federico, sicuramente rendi lo scatto più originale e racconti qualcosa in più sfruttando a tuo vantaggio il riflesso in un vetro! Non sempre il riflesso è un nemico ma aiuta anche, dipende chiaramente dal tipo di scatto che hai pianificato di fare

Forte il Tovoli…ottima spiegazione… chiaro come sempre

Grande Tovoli! Complimenti e in bocca al lupo per tutto 😉

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